Edoardo Rosso (il nostro Parsifal) in piena estate ha visto e commentato con noi Odissea di Nolan.
Il film è convincente e suggestivo, decisamente antibellicista e anti MAGA. Non è realisticamente possibile un vero ritorno, dopo l'odissea della guerra, se non nel mito. Nel film non lo è neanche nel mito stesso.
Le scene di lotta sono ipercinetiche, come sempre in Nolan (non sempre riuscite). Alcuni loop segnano fin da subito la direzione verso il sole che tramonta, l'Occidente. Suggestive sono le scene sul bagnasciuga con i relitti e i simboli della narrazione.
La testa della statua di Atena rotolante è un topos. Nolan, in una sorta di colpo di scena (com'è solito nelle sue pellicole), rivela solo alla fine la vera identità dell'Atena che appare a Ulisse, lasciando libera l'interpretazione sulla presenza o meno di divinità: l'unica certezza di un mondo soprannaturale è data da creature malevole che, al pari di Odisseo, non rispettano le leggi divine.
Il cavallo di Troia è riuscito: la sua posizione verticale, quasi, sembra collocarlo statuario e imbizzarrito su una scacchiera, oltre a favorire l'uscita di Ulisse e i suoi. Il miscelamento temporale è ben articolato e intrecciato, e confluisce nella scena dell'incendio di Troia, che prepara la battaglia contro i Proci. Qualcosa qui richiama il film Oppenheimer: ogni flashback è ben giocato.
Nell'episodio di Polifemo si intravede la citazione di un dipinto di Odillon Redon.
Ulisse però non si finge "Nessuno" nel film, a differenza del poema. È completamente assente ogni segno tipico del senso di colpa, dell'affetto e dell'amore fisico: fra padre e figlio neanche un abbraccio, fra Penelope e Ulisse, poi, non ne parliamo... Tutto ciò è sostituito da riti sacrificali, da vendette, da prove, ed emerge pian piano anche un messaggio che pone la questione se ci sia o non ci sia una guerra giusta. Manca Ermes, mancano i lotofagi, sintetizzati nella sola Calipso. Odisseo è fedele a sua moglie, non tradisce mai Penelope né con Circe né con Calipso, a differenza di ciò che leggiamo nel poema di Omero e poi nella Teogonia di Esiodo. Circe, che per Nolan ha pure un corvo (sarà la sorella Pasifae? O suo fratello Eete, padre di Medea?), trasforma in porci i compagni di Ulisse in una scena che rasenta il raccapricciante e il deforme, quasi come in un creepy.
Odisseo pur ferito non vacilla mai, ma non è mai un macho. Interessante è l'inserimento, quasi woke, da parte di Nolan, di Sinone, che compare di fatto solo nell'Eneide, personaggio interpretato da Elliot - prima Ellen - Page (l'architetto Arianna di Inception), enigmatico, rivelativo ed efficace soprattutto quando è nell'Ade. Atena per Nolan appare a Ulisse come una sacerdotessa uccisa durante il saccheggio di Troia. I Lestrigoni sono meno feroci rispetto al testo omerico. Agamennone non si vede mai in volto, ha sempre l'elmo (che lo maschera come Batman), solo una volta lo toglie ma continua a non vedersi mai: è il contraltare di Odisseo che invece non ha uno stretto bisogno dell'elmo.
C'è poco di mediterraneo e di europeo nel film di Nolan, forse. Volutamente?
Non compaiono né Nausicaa né Alcinoo né i Feaci: forse perché troppo ospitali verso gli stranieri? La xenia è certamente un tema presente nell'Odissea e perciò nel film di Nolan, da capo a coda: qualcuno sostiene che per Nolan chi insegna la xenia sia proprio Odisseo, ma a noi rimane il dubbio. Odisseo vorrebbe una dimora ma è quasi impossibile ritrovarla, ritrovare quella sua propria, perché non più ospitale.
La multietnicità è presente nei personaggi di colore come la sfregiata (lo stigma avrà certo un significato) Elena, la non sfregiata gemella Clitennestra che sfregia e uccide Agamennone mentre fanno l'amore, Atena stessa interpretata da Zendaya che ha origini afroamericane, l'aedo interpretato da Travis Scott, l'attore di origini indiane che interpreta Euriloco, qualcuno tra i Proci.
Il ruolo sovrano della donna (Penelope, e non solo) sottolinea forse una trasfigurazione della criticità dei drammi etici dell'attualità a scapito della classicità.
Mancano tanti elementi della narrazione omerica, perché Nolan vuol comunicare altro... non c'è Eolo con la borsa dei venti.
Altri pittori, oltre Redon, che il film evoca potrebbero essere: Arnold Böcklin, William Turner, John Constable, John Waterhouse, Francisco Goya.
Molto suggestiva è nel film la rappresentazione dei morti e dell'Ade, sia pure Odisseo parli con altri personaggi rispetto al testo omerico.
La scena delle sirene è girata nelle Eolie e a Ostia. Il loro messaggio è diverso da quello del testo omerico: Odisseo, nel film, non vuol tornare a casa, stordito dal loto che gli dà Calipso; è un Ulisse umano, troppo umano, solo formalmente devoto agli dei.
Le armature medievali richiamano scelte già care a Pasolini? Qui però sono rese più irreali e quasi metafisiche, persino eleganti. Riuscita e grottesca è la rappresentazione di Tiresia, molto definite quelle di Eumeo e di Mentore.
L'inserimento della memoria di Sinone prepara l'antagonista vero del film, ossia il capo dei Proci Antinoo, che risulta più goliardico che feroce e pieno di hybris. Telemaco nel testo omerico non era presente all'incontro fra Odisseo e il cane Argo. Manca pure la sfida del talamo intagliato nell'albero, mentre rimane quella sola dell'arco che, quando scocca, suona armonicamente.
Ulisse, infine, con due frecce sulla schiena avanza come se nulla fosse... verso una meta: quale?

Dario Coppola ed Edoardo Rosso
Sulla colonna sonora concordiamo con l'interpretazione data da Emanuele Follenti:
Una musica viene suonata quando i protagonisti attraversano il tratto di mare delle Sirene, che, come sappiamo dall'Odissea, sono le creature che attirano i marinai verso la morte con il loro canto.
La colonna sonora de 'The Odyssey' di Ludwig Göransson utilizza strumenti greci antichi e gongs in bronzo per farci immergere nel passato... ma anche confonderci e sorprenderci, proprio come nei film precedenti dell'autore (la trottola di Inception, o lo sguardo perso di Oppenheimer).
Seguendo questa interpretazione, capiamo perché Odisseo dice ad Euriloco che il suono delle Sirene ti avverte di una verità dolorosa: ciò che desideri più di ogni altra cosa non puoi più averlo, e ciò che desideri di più è qualcosa che un tempo avevi già, ma che hai perduto.
La stessa musica torna infatti quando Odisseo si ricongiunge con Penelope. Sebbene sia finalmente tornato a casa, in realtà è ancora smarrito, questa volta dentro sé stesso. Non riesce a convivere con il senso di colpa per aver infranto la legge di Zeus, ricorrendo all'inganno del cavallo di Troia e alla falsa offerta di doni.
In questo modo tradisce la propria natura: da uomo onorevole, che perfino durante la caccia tendeva il suo arco per avvertire il cinghiale della sua presenza e concedergli una possibilità di combattere, diventa invece un uomo che usa l'inganno e la furtività. Lui stesso definisce questo comportamento come "cacciare con l'astuzia", non combattere.
Alla fine afferma: «Abbiamo violato tutto ciò che è sempre stato sacro tra gli esseri umani... e abbiamo trasformato una battaglia in una caccia»
La guerra di Troia lo costringe a rinnegare quel principio.
Per questo motivo, secondo questa lettura simbolica, la prima traccia della colonna sonora del film si intitola "Sirens", mentre l'ultima si intitola "Odysseus": il viaggio non è solo il ritorno a Itaca, ma soprattutto il difficile ritorno di Odisseo a sé stesso.
Una reinterpretazione ardita, perché nel film si perde il senso di "metis" e Matt Demon sembra più un reduce del Vietnam, però è originale e attuale...